|
In video
31Gen 08
(1) Comment Piazza della LoggiaPosted by admin
In antifascismo
16Mag 08 MILANO (Reuters) - Il gup di Brescia ha stabilito oggi il rinvio a giudizio per tutti e sei gli imputati — fra i quali l’ex leader di Ordine Nuovo ed ex segretario del Movimento Sociale-Fiamma Tricolore Pino Rauti — dell’udienza preliminare sulla strage di piazza della Loggia, dove una bomba esplosa il 28 maggio 1974 uccise otto persone e ne ferì 108. Lo ha riferito l’avvocato Piergiorgio Vittorini, che col collega Andrea Ricci rappresenta il comune di Brescia, parte civile, aggiungendo che il processo inizierà il 25 novembre prossimo davanti alla Seconda Corte d’Assise di Brescia. Gli altri imputati — che dovranno rispondere di concorso in strage — sono l’allora neonazista Delfo Zorzi, processato e infine assolto per la strage di piazza Fontana a Milano, da anni cittadino giapponese e mai rientrato in Italia, l’allora capo di Ordine Nuovo nel Triveneto Carlo Maria Maggi, l’ex generale dei carabinieri Francesco Delfino, l’ex autista dell’allora ministro dell’Interno Paolo Emilio Taviani, Giovanni Maifredi, e l’ex informatore del servizio segreto militare Sid Maurizio Tramonte, noto come “fonte Tritone”. Sono trascorsi 34 anni dalla strage, 8 dalla richiesta di arresto per Zorzi (bocciata dal gip nel 2000 ma recuperata dalla Cassazione nel 2005), 11 dall’iscrizione nel registro degli indagati di questa terza inchiesta sulla strage, che ha raggiunto 750.000 pagine di atti, e 8 processi prodotti dalle due precedenti inchieste che non hanno portato a un colpevole definitivo. La strage di piazza della Loggia fu provocata dall’esplosione di un ordigno nascosto in un cestino durante una manifestazione contro il terrorismo. La prima fase del processo ebbe come conseguenza la condanna di alcuni esponenti dell’estrema destra bresciana. Nel 1982, però, la Corte di Cassazione assolse gli imputati. Un nuovo processo chiamò in causa altri rappresentanti della destra, anche questi assolti nel 1989 per insufficienza di prove. Secondo la prospettazione dell’accusa, Zorzi si sarebbe occupato dell’esplosivo, Maggi dell’organizzazione dell’attentato, Maifredi di aver custodito la bomba affidata poi a Giovanni Meliloli, ordinovista di Rovigo morto all’inizio degli anni 90. Tramonte, che durante l’inchiesta ha messo a verbale diverse ammissioni, avrebbe partecipato alle riunioni preparatorie. La procura di Brescia sostiene che Rauti, dirigente di Ordine Nuovo, fosse a conoscenza della organizzazione dell’attentato e che Delfino, allora capitano dei carabinieri, avrebbe partecipato ad almeno due incontri, a Lugano e a Verona, in cui Maggi avrebbe parlato apertamente della strage. Tutti gli imputati, ammissioni di Tramonte a parte, si sono sempre detti estranei alle accuse. L’ultima tranche dell’inchiesta, che vede indagato fra gli altri per il favoreggiamento di Zorzi, l’avvocato Gaetano Pecorella, ex avvocato di Zorzi e deputato di Forza Italia, è stato trasferito a Milano per competenza territoriale.
In revisionismo
11Mag 08 “Ucciso dai fascisti…”Posted by admin
In revisionismo
8Mag 08
Ciò che è più fastidioso, nelle indagini che seguono all’omicidio a Verona del compagno Nicola Tommasoli, non è la repentina corsa alla de-responsabilizzazione da parte degli avvocati dei cinque naziskin che lo hanno ucciso (“li aveva minacciati”, “non volevano uccidere nessuno”, “non hanno infierito sul cadavere”, “non c’è stata nessuna rissa”): nel gioco delle parti, è intuibile il tentativo di costruire una strategia difensiva. Non è fastidioso neanche l’atteggiamento del sindaco Tosi, leghista che ha come modello lo sceriffo Gentilini, già sindaco xenofobo della vicina Treviso: omette i suoi legami con l’estrema destra veneta, il suo appoggio a precedenti condannati per altre aggressioni che solo casualmente non si risolsero nello stesso modo e veste i candidi panni dell’affranto primo cittadino, sviando la questione sul problema dell’incertezza della pena (quando l’unica certezza è costituita dall’appoggio che giunte come la sua forniscono all’esplosione di atteggiamenti autoritari e fascisti). Paradossalmente, non è troppo fastidiosa neanche la dichiarazione del neo-presidente della Camera, l’on. Gianfranco Fini, quando dice che è molto più grave un episodio come le bandiere israeliane bruciate in piazza a Torino (c’è da capirlo, nell’affannosa corsa alla legittimazione democratica dei post-fascisti la comunità ebraica è un interlocutore più interessante).
Ciò che veramente indigna noi antifascisti è che anche questa volta le forze conservatrici di questa società (insieme ai presunti democratici) si sono da subito prodigate nell’affermare che “non è stato un omicidio politico”. Secondo queste benemerite persone, Nicola Tommasoli non sarebbe morto perché militante di sinistra (o identificato come tale dai suoi aggressori), ma perché “sfortunato”, perché era capitato nel posto sbagliato nel momento sbagliato, forse perché era addirittura un provocatore (ve la immaginate voi una persona pacifica come descrivono che fosse Nicola minacciare di “spaccare la faccia” a cinque – non uno, ma cinque – nazistelli abituati a menare le mani?!?). Cosa vi ricorda questo nuovo episodio di revisionismo della cronaca? A noi fa pensare quanto fu detto nel momento della morte di Renato, a Focene, quasi due anni fa. Si disse “una rissa tra balordi” e intanto era morto un compagno colpevole solo di essere andato a una festa sulla spiaggia, ucciso da due fascistoidi, uno dei quali sfoggiava una celtica tatuata sul braccio. Ma sicuramente sarà stato un caso…
E quando uccisero Dax a Milano? Anche lì ci fu un’affannosa corsa alla de-politicizzazione dell’omicidio, retrocesso a rissa per futili motivi e vecchie antipatie. Peccato che gli omicidi fossero fanatici nazisti conosciuti in tutto il quartiere. Peccato che, quando i compagni di Dax accorsero in ospedale, furono aggrediti dalle forze dell’ordine, giusto per far capire che aria tirasse.
Coatti, disadattati, violenti metropolitani, ubriachi dal coltello facile: negli ultimi anni chi uccide i compagni non è un fascista, ma un poveraccio, che merita quasi pietà. Facile capire il perché di questa interpretazione: evitare che l’ennesima aggressione (ma quante ce ne sono state? E quante non si sono concluse in tragedia solo per casualità?) rinfocoli il sentimento anti-fascista, ricordare il messaggio che essere anti-fascisti, oggi più di ieri, significa dare fastidio ai custodi dell’ordine politico (ed economico) di questa società, gli stessi che hanno sempre usato i militanti dell’estrema destra come braccia per la repressione dei compagni.
Quello che forse sfugge, invece, è che accettare la tesi dell’omicidio a-politico significa uccidere una seconda volta Nicola, Renato, Dax. Significa dimenticare il perché della loro scelta, pur tra le ovvie differenze e la loro singola specificità. Significa persino negare la legittimità del loro impegno, per il quale non è necessario ricordare cosa facessero e a quante iniziative partecipassero, ma che avevano scelto di fare un lavoro politico per una società senza più fascismi.
Per questo sono morti.
Infine, un ultimo dubbio: voi credete che questo incessante tentativo di mistificare i fatti, dopo che sono avvenuti, ci sarebbe stato anche “a parti invertite”? Se la vittima fosse stata un camerata, invece che un compagno, le stesse persone che smarcano l’ambiente neo-fascista italiano di ogni responsabilità pensate che avrebbero parlato di “fatalità”, “tragica casualità”, “rissa”?… Oppure avrebbero puntato il dito contro i comunisti criminali, i centri sociali, gli autonomi, le purghe di Stalin, i sovietici che mangiano i bambini? Questa domanda rimane sospesa.
Ben saldo, invece, è il ricordo per Dax, Renato, Nicola, uccisi dai fascisti oggi, non durante gli anni Settanta, non durante
Scrisse una volta Franco Fortini che coloro che hanno i compagni non muoiono mai.
DAX, RENATO, NICOLA
NON BASTA IL RICORDO 25 Aprile è tutti i giorniPosted by admin
In revisionismo
25Apr 08 Senza tregua contro il fascismoPosted by admin
In revisionismo
20Apr 08 Giovedì 24 Aprile ore 15.30Posted by admin
In revisionismo
20Apr 08 GIOVANNI PESCE - PARTIGIANO E COMUNISTA Roma - giovedì 24 aprile ore 15.30 Università La Sapienza, Aula Ginestra della facoltà di Chimica vecchia. Proiezione del documentario “Senza Tregua” di Marco Pozzi INTERVENGONO: Marco Pozzi, autore del film ORGANIZZANO: Resistenza Universitaria, Collettivo A Pugno Chiuso, Collettivo R-Evoluzione, COMUNICATO STAMPA Il tracollo della “sinistra parlamentare” alle elezioni politiche del 2008 segna la scomparsa, ad oggi definitiva, della rappresentanza delle lotte e degli antagonismi sociali in Parlamento. Questo è ora in mano alla destra più feroce, clientelare, populista, razzista e xenofoba che si sia mai vista in questo paese, favorita da una finta opposizione che, nonostante gli appelli strumentali al “voto utile”, ha ricevuto l’ennesimo schiaffo dal popolo italiano e dai suoi settori più disagiati e sfruttati: il suo gioco al “poliziotto buono” non ha pagato.
In questo contesto l’attacco a quei pochi diritti sociali (istruzione, sanità, diritto a manifestare il proprio pensiero e dissenso) e alla gestione pubblica delle risorse del nostro paese si farà feroce e passerà attraverso leggi antisociali (esternalizzazioni, precarizzazione, privatizzazioni, speculazioni edilizie, elemosine per donne e bambini, etc.) e inevitabilmente arriverà ad attaccare e smantellare la nostra Costituzione e la memoria storica di chi, con il proprio sangue, ha combattuto ed è morto per far risollevare l’Italia dalla dittatura fascista: i partigiani, la Resistenza.
Questo 25 aprile diviene allora per noi giovani, studenti e antifascisti, non l’ennesima commemorazione, ma un nuovo inizio di lotta politica e battaglia culturale attiva per diffondere e far vivere ancora quel modo di pensare e fare LA politica: ribadirne i fondamenti di partecipazione solidale e democratica nell’antifascismo, l’esperienza della lotta armata e la riconquista (spesso passata per esperienze drammatiche come il confino, la tortura, il carcere, gli stupri) delle libertà formali (parola, stampa, opinione, manifestazione del dissenso) e delle libertà sostanziali (diritto ai beni primari come la casa, la salute, l’istruzione).
Perché ci pare indispensabile, oggi più che mai, ribadire la validità e l’attualità della pratica antifascista, non ridotta a mero valore trascendente e di pura testimonianza.
Contro coloro che tendono ad appianare differenze, che azzerano i torti e le ragioni e accomunano nella stessa melma tutte le indistinte vittime italiane, monolite inaccessibile e incontestabilmente acritico. Contro il revisionismo dei letterati alla Pansa, Vespa e Mieli e la svendita e volgarizzazione da parte di una sinistra sempre pronta al mea culpa, ribadiamo la necessità di sottolineare la memoria di un profondo odio che divide e che non azzera le differenze, di un’esperienza storica non lineare, di non cadere nella facile e tanto ricercata retorica del conteggio delle vittime come valore su cui ricalcare e plasmare le nostre discussioni.
Perché siamo stanchi di un’intellighenzia che inneggia ad una memoria bipartisan, ad una tregua civile, che si è limitata alla pura esaltazione del precetto della nonviolenza come ago della bilancia su cui fondare ogni giudizio. La morte appiattisce, unisce, offusca; e il valore e la moralità della Resistenza stettero anche nella capacità degli antifascisti di ricreare un’Italia libera anche a costo di spargimenti di sangue.
Perché alla riabilitazione ideale del fascismo e alla parata riconciliatrice rispondiamo con la rivendicazione della nostra memoria divisa.
Ed è allora proprio l’Università il luogo di produzione e condivisione della cultura:
lasciamo le aule senza dialogo e i tempi folli dell’esamificio
e riprendiamoci la parola, la coscienza, la storia!
La Resistenza ci lascia un’eredità di inestimabile valore: la libertà come partecipazione. E’ una libertà di cultura, di azione, di rivolta e sovversione contro uno stato di cose profondamente ingiusto e drammaticamente violento.
Per questo abbiamo voluto dar vita ad un momento di dibattito pubblico ricordando un grande uomo e partigiano come Giovanni Pesce e con lui sua moglie Nori Brambilla, che misero il loro pensiero e la loro azione al servizio della libertà e della giustizia sociale, combattendo l’oppressione razziale, politica, economica, le barbariche ideologie di sterminio e di morte del nazifascismo e ridando all’Italia una nuova vita.
Di questa lunga storia, starà a noi raccogliere e continuare la sfida, la lotta. 12 Aprile 1961: un astronauta figlio di un carpentierePosted by admin
In revisionismo
8Apr 08
Il lanciatore Vostok si levò da terra il 12 Aprile 1961 alle ore 9.07 (ora di Mosca) dal cosmodromo di Baikonur. Una data che inaugurò l’inizio di una nuova era, il volo del cosmonauta Yuri Gagarin dimostrò che l’uomo era in grado di viaggiare nello spazio. La navicella di Gagarin, la Vostok 1, girò attorno alla Terra alla velocità di 27.400 chilometri l’ora, il volo durò 108 minuti in tutto. Nel punto più alto, il cosmonauta, si trovò a circa 327 chilometri sopra la superficie terrestre. Dopo lo Sputnik, per la seconda volta, l’Unione Sovietica dimostrava come uno stato socialista potesse competere e superare anche lo stato più potente del mondo, gli Stati Uniti. Con una differenza però, una differenza che è tutta socialista, Yuri Gagarin era il figlio di un carpentiere. Non tutti lo sanno ma bisognerà attendere almeno altri vent’anni esatti per vedere lanciato da Cape Canaveral il primo shuttle statunitense. Il naziskin marcia su RomaPosted by admin
In antifascismo
5Apr 08 articolo tratto da “l’Espresso” e scritto da Gianluca Di Feo
Il fondatore del Movimento politico delle teste rasate. E il leader degli ultrà più duri. Forza Nuova blocca l’uscita nelle sale di “Nazirock”Posted by admin
In antifascismo
4Apr 08
Bloccata la proiezione di Nazirock tratto da “il manifesto”, 3 aprile 2008
È stata bloccata la proiezione del documentario Nazirock, un viaggio, corretto, nella musica e nella cultura degli estremisti neri, diretto dal regista Claudio Lazzaro, ex giornalista e già autore di Camicie verdi, sull’humus della Lega. Il film doveva essere programmato in alcune città italiane ma è stato fermato da una diffida del fondatore di Forza Nuova, Roberto Fiore. Nazirock, distribuito da Feltrinelli Real Cinema, da venerdì sarà in libreria insieme al libro Ho il Cuore Nero, che raccoglie alcuni interessanti contributi, tra gli altri, di Antonio Pennacchi e Furio Colombo. “Dato che volevo raggiungere anche il pubblico più giovane – racconta Lazzaro – il film era in programmazione anche al cinema: stasera all’Anteo di Milano e, dal 4 aprile e per un paio di settimane, al Politecnico Fandango di Roma. Tutto questo è stato cancellato perchè è arrivata una diffida da parte dell’ufficio legale di Forza Nuova. Fiore chiede che non si dia corso alla proiezione, in quanto contenente immagini, affermazioni, scene, ricostruzioni gravemente diffamatorie del movimento Forza Nuova, attualmente impegnato nella campagna elettorale”. Nella diffida, riferisce ancora Lazzaro, si afferma che Forza Nuova “sta agendo nei confronti del produttore e del regista del filmato, civilmente e penalmente, per ottenere il risarcimento dei danni materiali e morali, ivi compresi quelli che potrebbero derivare dalla proiezioni in periodo elettorale” e che “non ottemperando alla presente diffida, sarete ritenuti responsabili delle lesioni arrecate”. “Al Politecnico Fandango mi hanno detto – aggiunge il regista – che non era stata solo la paura delle spese legali a orientare la decisione, ma anche la paura di spedizioni punitive, di danneggiamenti”. Certo, rivedersi su grande schermo, e risentirsi, può essere, a volte, traumatico… Nel filmato si parte, infatti, dal Campo d’Azione, il raduno annuale di Forza Nuova, che si è tenuto a Marta, in provincia di Viterbo, nel 2006 (con la partecipazione di Andrea Insabato, il nostro bombarolo nullatenente ma con le amicizie giuste, o Luigi Ciavardini, condannato a 30 anni per la strage di Bologna) e si raccontano, lasciadogli la parola e il palco, i gruppi hard rock dai nomi decisivi come Hobbit, Intolleranza Razziale, 270bis con dovizia di croci uncinate e antisemitismo. |
|